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Con o Senza di Simone Riggio

Con o Senza

Con o SenzaCon o Senza di Simone Riggio

È il racconto intenso e drammatico di un padre costretto, per lavoro e per via della separazione dalla moglie, a vivere lontano dal proprio bambino. Le telefonate quotidiane leniscono, in parte, il dolore della lontananza ma quando Giulia, la sua ex moglie, smette di rispondere al telefono, Carlo decide senza remore di tornare in Sardegna. L’affidamento del piccolo Marco a sua madre relega il ruolo di padre a tre ore di visita ogni quindici giorni. Una quantità infinitesimale per l’amore sconfinato che lo lega al suo bambino. Così, in uno dei momenti della sua genitorialità a tempo, Carlo fugge con Marco. Un gesto dettato non dal voler sottrarre il figlio alla madre, ma dal desiderio profondo e umano di passare qualche giorno col suo bambino, di recuperare parte di quel tempo e di quelle attenzioni a cui un giudice ha dato una dimensione finita e oltremodo breve.

Col suo linguaggio limpido e diretto, Simone Riggio ci accompagna in un viaggio d’amore, di speranza e di disperazione. Il protagonista racconta in prima persona il senso di lacerazione che la rottura di un rapporto provoca in chi lo subisce. Ricorda le promesse, la testa di Giulia appoggiata alla sua spalla, l’emozione della gravidanza, quando tutto l’universo non avrebbe potuto competere con la vastità del sentimento che li univa. E racconta la sua emozione, il tuffo al cuore nel prendere in braccio il suo piccolo appena nato, e il dolore degli anni successivi quando, alle prime difficoltà, l’amore di Giulia ha ceduto spazio a una crescente freddezza.

Nella dimensione intima del racconto l’autore sviscera un’ampia gamma di sentimenti umani e induce a riflettere sulla sofferenza che una separazione comporta, osservata non dal punto di vista dei figli, vittime per antonomasia dell’ostilità che sostituisce spesso la promessa di amore eterno, ma con uno sguardo attento al cuore del genitore escluso.

E se è vero che l’amore può finire, il rispetto verso quel che si è provato e per l’oggetto del sentimento sopito dovrebbe mantenere inalterato il suo posto e non essere dato in pasto alla negatività che finisce per soffocarne perfino il ricordo, esacerbando il dolore della perdita.

Nonostante la storia sia incentrata sui sentimenti di Carlo, il ruolo del piccolo Marco non passa mai in secondo piano, vittima incolpevole di un amore finito. Pur nella brevità tipica del racconto, ogni personaggio ha la sua dimensione, segno inequivocabile di un buon equilibro narrativo.

La storia è accompagnata da alcune illustrazioni in bianco e nero realizzate dall’artista Dino Sechi; con la loro semplicità espressiva scandiscono la narrazione sottolineando il pathos di alcuni momenti particolarmente intensi. Un abbinamento inusuale ma estremamente felice e riuscito.
(RECENSIONE DI ALESSANDRA GHIANI)

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